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Sclero di una notte di mezza estate(anche se era l'inizio di luglio)

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    Fuoco crepuscolare che mai si estinguerà

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    Titolo: Sclero di una notte di mezza estate (anche se era l'inizio di luglio)
    Autore: Liberty89/Fly89
    Fandom: Kingdom Hearts, cross-over con anime/manga e film d'animazione
    Rating: Orange (O)
    Warning: Spoiler su alcuni eventi degli anime/manga scelti per il cross-over, violenza e sangue nei vari combattimenti e possibile morte di alcuni personaggi, scene d'amore.
    Pairing: RikuxJessie, SoraxKairi, lieve XemnasxSaix
    Trama: Ipotetico Kingdom Hearts III, ambientato un paio d'anni dopo Kingdom Hearts II. L'oscurità torna all'attacco e un nuovo prescelto si unisce al gruppo dei custodi, che riprenderanno il loro viaggio di mondo in mondo per salvare ancora una volta l'universo.
    Wordcounter: 209838, in corso.
    Note: Buona sera forum! Come avevo detto giorni fa, vi propongo un mio nuovo lavoro su KH. Vi chiederete il perché di tale titolo, ebbene questa fic è nata una settimana fa, all'una di notte, quando sono tornata dal cinema e il film che ho visto mi ha dato la carica giusta per scrivere questa roba. Che film ho visto? Ho visto Wanted. E adesso vi chiederete che razza di collegamento ha fatto la mia mente malata per produrre tutto ciò... non lo so nemmeno io! Mi sono limitata a scrivere, ma bando alle ciance! Buona lettura!


    Capitolo 1: Una notte come tante
    Il freddo vento di aprile le sferzava le braccia con la sua violenza, ma per lei era come una leggera brezza. Il suo corpo era ormai abituato a ricevere colpi ben peggiori di un alito di vento. Inoltre un fuoco particolare bruciava dentro di lei e nemmeno la neve più gelida le avrebbe fatto avvertire qualcosa più di un brivido.
    Il silenzio regnava sovrano in quella notte senza luna.
    Le stelle non si mostravano al suo sguardo, perché oscurate da uno spesso strato di nubi.
    Unica fonte di luce, erano i lampioni del paese. Ma per lei erano più che sufficienti. Col tempo, i suoi occhi si erano abituati al buio della notte. Ormai vedeva come se fosse in pieno giorno.
    Il vento cessò e con esso il movimento del suo cappotto. Un lungo cappotto di stoffa nera senza maniche, provvisto di cappuccio, con la cerniera che partiva da sotto il collo per arrivare all’altezza del cavallo dei jeans, anch’essi neri.

    Don... don... don...

    Il campanile aveva iniziato a muoversi. La mezzanotte era giunta. L’ora delle streghe e dei fantasmi nelle favole.
    L’ora delle ombre dagli occhi gialli e dei loro sinuosi antagonisti dal corpo bianco-sporco nella sua realtà.
    Il braccio destro andò a premere veloce il tasto play dell’I-Pod nascosto nella tasca dei pantaloni e la prima, chiara, nota della Nona sinfonia risuonò nel silenzio della sua mente, mentre gli occhi si aprivano e quelle creature uscivano dal loro nascondiglio. Un sorriso amaro le segnò il volto celato e un’unica parola uscì dalle sue labbra.
    -Cominciamo.-
    Il braccio destro si levò verso l’esterno e nella mano vi apparve un’arma leggendaria, che in molti mondi era famosa per aver portato la pace, ma in quel mondo solo lei la conosceva e la pace… quella non le era ancora stata restituita. Scese con un leggero balzo dal tetto della chiesa e si gettò tra le bambole bianche e tra le figure d’ombra, facendone polvere.

    Quella notte perlustrò ogni angolo del suo paesino e, visto e considerato che aveva fatto in fretta, si spinse anche nel paese vicino. Trovò due squadroni per ciascuna delle due stirpi di creature, anche loro non avrebbero visto l’oscurità della notte seguente. La lama di quell’arma straordinaria, capace sia di portare ordine nel caos sia caos nell’ordine, distruggeva tutti gli esseri che si trovavano sulla strada di colei che l’impugnava.
    Il suo corpo si muoveva automaticamente, compiendo i passi di una danza che conosceva alla perfezione, senza seguire necessariamente le note della sinfonia che risuonavano nelle orecchie, ovattando i suoni esterni.
    L’inizio del quarto movimento la risvegliò. Il tempo stava per finire.
    Si mosse veloce tra i nemici e li colpiva senza esitazione. Verso la fine della melodia si fermò. Al centro della strada c’era solo lei.
    -Missione compiuta.- disse, voltandosi e preparandosi a balzare sul tetto di un edificio.
    Qualcosa attirò la sua attenzione e la fece desistere.
    Uno dei bianchi era comparso. Corpo massiccio, privo di volto. Tra le lunghe braccia brandiva una strana arma, lunga e all’apparenza pesante. Non se ne curò e corse verso di lui senza paura. Più rapida di un fulmine, più sfuggevole dell’aria, gli passò accanto e lo superò. Dopo pochi secondi, l’essere scomparve in una scia di luci bianche.
    -Adesso ho finito.- pensò con soddisfazione, saltando di tetto in tetto per fare ritorno alla sua casa e all’altra parte della sua vita.

    In dieci minuti arrivò davanti alla palazzina di due piani in cui abitava.
    -Buio.-
    Pronunciata quella piccola e semplice parola, tutti lampioni si spensero e lei, con la solita rapidità, prese le chiavi, aprì il portone, salì le scale e arrivò davanti alla porta dell’appartamento.
    -Luce.-
    I lampioni e le lampade che illuminavano il quartiere tornarono ad accendersi, come se niente fosse accaduto.
    Riprese il mazzo di chiavi e estrasse quella per aprire la porta. La aprì ed entrò, facendosi abbracciare dal calore che invadeva la casa. Si tolse le scarpe, richiuse a chiave la porta e salì silenziosamente la scala interna per arrivare in mansarda, dove si trovavano le camere. La sua stanza era proprio davanti alle scale, vicino al bagno, poi c’era la stanza dei suoi genitori e in fondo al corridoio c’era quella di sua sorella.
    Entrò nella sua stanza e si chiuse la porta alle spalle senza fare rumore, poi si diresse verso il letto, su cui si sedette. Appoggiò le scarpe per terra, tolse l’I-Pod dalla tasca e si cambiò.
    Messo il pigiama, prese gli indumenti che si era appena tolta, scarpe comprese, e mise il tutto in una borsa che teneva nel fondo dell’armadio. Non la usava da quando aveva dieci anni, le dispiaceva buttarla e aveva fatto bene a non farlo, visto che ora tornava utile per nascondere le prove della sua seconda vita.
    Ebbene sì, nessuno, a parte una persona, sapeva della sua attività notturna e al momento non era in quella casa. Nemmeno i suoi genitori sapevano quello che faceva, ma anche se avessero trovato i suoi vestiti non sarebbe accaduto nulla perché: primo, suo padre non sapeva nemmeno che vestiti avesse; secondo, a sua madre avrebbe detto che il cappotto l’aveva fatto fare per una festa di halloween, per i pantaloni rotti, avrebbe detto che le andavano ancora e che erano buoni per stare in casa, per le scarpe che ci era affezionata; terzo, sua sorella doveva solo azzardarsi a mettere mano al suo armadio senza permesso altrimenti si sarebbe trovata senza una mano, e lei era in possesso dell’arma per farlo. Forse quest’ultimo punto è un po’ esagerato. Lei non avrebbe mai e poi mai fatto del male alla sua sorellina, perché anche se era un essere rompiscatole e leggermente lagnoso, le voleva un mondo di bene.
    Finito di sistemare la borsa, prese e si mise a letto.

    Don... din...

    Il campanile rintoccava l’una e mezza.
    Sorrise. Quella sera era tornata prima del previsto, di solito a quell’ora era ancora in giro a sterminare esseri dalla forma strana.
    Si addormentò tranquilla e iniziò a sognare. I suoi sogni la portarono a viaggiare tra i suoi ricordi e le fecero rivivere la notte in cui ricevette quella strana arma a forma di chiave.
    Il keyblade.



    Piaciuta? Il primo capitolo è il più corto, gli altri che ho scritto sono esageratamente lunghi... al momento è in lavorazione l'ottavo... Commentate e se piace posto il seguito!
    See ya!

    Edited by Liberty89 - 28/11/2012, 22:36

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    bella,strana ma bella!!!cmnq,del resto tutte le fic sn strane XDDDDD

    Surprise!



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    La li ho! Dato che non riesco a dormire eccomi qui con il secondo capitolo dell sclero! Piccola premessa: riferimenti a fatti e persone a volte non sono puramente casuali, traduzione, ho ripreso alcuni momenti della vita reale, riportando (quasi) fedelmente situazioni realmente accadute alla sottoscritta!
    Buona lettura!


    Capitolo 2: Come tutto ebbe inizio
    Giovedì 13 gennaio 2005, ore 06:30.
    Quella mattina, come le precedenti e quelle future, la sveglia di sua madre emise il suo fastidioso suono che la strappò dalle braccia di Morfeo.
    -Jessie! Alzati!- urlò sua madre dalla cucina, circa cinque minuti dopo.
    Jessie si alzò, emettendo un sonoro sbadiglio. -Ecco che inizia una nuova giornata del mio secondo anno di liceo…- pensò, mentre si vestiva tranquillamente, ma con rapidi gesti. Andò in bagno per sistemarsi e si fermò a contemplare la sua immagine riflessa nello specchio. Lunghi capelli castani raccolti in una coda bassa, occhi marroni, nascosti da un paio di occhiali, incastonati in un semplice viso dalla carnagione abbronzata. Questa era Jessie, una semplice e normale ragazza di quindici anni che viveva tranquilla in un piccolo paesino nelle campagne bergamasche.
    Scese le scale, attraversò una parte di salotto e arrivò in cucina, dove l’odore del caffé la svegliò del tutto.
    -Buon giorno mamma…- biascicò la ragazza con la bocca ancora leggermente impastata dal sonno.
    -Ciao tesoro! Latte o tè stamattina?-
    -Mmh… tè. Se mi viene fame ricorrerò alle macchinette.- disse Jessie, sedendosi a tavola.
    -Va bene.- rispose la madre, mentre preparava il pentolino.
    In attesa della colazione andò a svegliare la sorella, tirandola letteralmente per i piedi. Tornata in cucina fece colazione, dopo di essa finì di prepararsi ed, infine, uscì con la madre che la accompagnò alla stazione.
    -A più tardi!- disse mentre scendeva dalla macchina.
    -Ciao cara, a dopo!- rispose sua madre.
    Jessie entrò in sala d’attesa e guardò se il suo treno aveva ritardo. -Venti minuti di ritardo? Fantastico!- disse tra sé e sé, sedendosi su di una sedia, per aspettare la sua amica che arrivò circa dieci minuti dopo in pullman.
    -Ciao Je!- la salutò la sua amica dagli occhi azzurri, ma che talvolta tendevano al grigio, e dai corti capelli neri, tinti l’estate dell’anno prima.
    -Ciao Andrea!- rispose affiancandosi all’amica. -Indovina un po’?-
    -Quanti minuti di ritardo?- chiese Andrea con un sospiro.
    -La bellezza di venti minuti, per fortuna il compito di latino l’abbiamo fatto ieri. Altrimenti sai che guaio arrivare in ritardo e fare una versione in meno di due ore.- concluse.
    -Ma di che ti preoccupi? Io ero incollata alla cattedra e non sono nemmeno riuscita a copiare! Tu invece, che eri vicino al muro avevi tutto il tempo per farlo!-
    -Ma non l’ho fatto, perché grazie al nostro professore dal metodo particolare e dal comportamento strambo ho finalmente capito come funziona la lingua latina!- disse con orgoglio la castana.
    -Io, invece, sono diventata il bersaglio del “caro” prof dal metodo particolare a dal comportamento ambiguo e mi sono beccata di sicuro un quattro!-
    -Ma non ti ha presa di mira! Lo sai che il prof è tutto particolare…-
    -Avvisiamo i signori viaggiatori che il terno diretto a Brescia arriverà con un ritardo di trenta minuti, diversamente da quanto già annunciato. Ci scusiamo per il disagio.-
    Le due amiche si guardarono negli occhi. -Alè!- dissero all’unisono, per poi scoppiare a ridere.
    Continuarono a parlare del più e del meno, finché finalmente non arrivò il treno che le avrebbe portate nella cittadina in cui si trovava la scuola che frequentavano.
    Arrivarono in classe intorno alle 08:30, ma a quanto pare l’insegnante di psicologia non era ancora arrivato. Passarono le successive quattro ore e giunse il biorio meno atteso della settimana da tutte e ventisette le ragazze di quella classe. Le due ore di educazione fisica, sotto la supervisione di una professoressa soprannominata demonio.
    -No! Adesso c’è educazione fisica!- sbuffò Jessie.
    -Già… Chissà cosa ci farà fare oggi il demonio…- disse Andrea, camminando al fianco dell’amica.
    -Io lo so!- esclamò una ragazza dai corti capelli castani scuri, con delle leggere tinte di rosso, e gli occhi marroni.
    -Avanti parla Miryam.- dissero le due all’unisono.
    -Percorso a ostacoli.-
    -Non sarà una lezione terribile allora…- fece la mora.
    -E il massacrante riscaldamento che precederà l’esercizio dove lo metti? È quello il vero massacro!- esclamò Jessie.
    -Hai ragione…-
    -Io ho sempre ragione.-
    -Tiratela di meno. Ehi Miryam, quand’è che vai a sistemare i capelli?-
    -Vado oggi pomeriggio. Voglio liberarmi al più presto di questo assurdo arancione.-
    -Scusa, ma tu dov’è che vedi l’arancione?- chiese perplessa la ragazza con gli occhiali.
    -Quello che tu vedi castano in realtà è arancione! Tutta colpa della tinta pattona che mi ha fatto la vecchia parrucchiera!-
    -Ok, se lo dici tu…- rispose trattenendosi dal fare battute. -Meglio non dire niente, se no rischiamo di andare avanti per tutto il giorno.- pensò poi.
    Dopo l’intervallo, l’insegnante raggiunse le alunne nel cortile e insieme partirono alla volta della palestra.

    Come previsto da Jessie, la parte massacrante della lezione fu il riscaldamento. Corsa di dieci minuti, streccing, esercizi con la corda ed esercizi a coppie, mentre l’insegnante preparava il percorso ad ostacoli. Dopo un’ora le radunò tutte e spiegò in cosa consisteva l’esercizio: capriola in avanti, sopra un materassino duro come il marmo, saltelli a piedi uniti nei cerchi, slalom tra i birilli, tentare di fare canestro, saltare due ostacoli alti mezzo metro, fare venti salti con la corda e, infine, saltare con un piede dieci aste di legno.
    -A parte la capriola sembra semplice.- disse Jessie.
    -Io di sicuro mancherò il canestro.- rispose Andrea.
    -Ma siamo matti! È troppo lungo!- si lamentò Miryam.
    -Non è troppo lungo, sei tu che non hai voglia di lavorare!- disse Andrea ridendo insieme a Jessie.
    -Forza! In ordine alfabetico! Partite quando vi do il via! Avanti scattare!- gracchiò il demonio.
    Passarono le prime venti dell’elenco e quando partì la ventunesima, Jessie si portò sulla linea di partenza.
    -Prof, non è che posso evitare la capriola?- azzardò a chiedere.
    L’insegnate la guardò dall’alto in basso. -Tocca a te? Avanti, parti!- gridò per farsi sentire al di sopra dei rumori emessi dalle allieve che compivano i vari esercizi o che chiacchieravano perché avevano finito.
    -Come non detto…- pensò la ragazza mentre faceva la tanto odiata capriola, per poi alzarsi incerta sulle gambe e con il mondo che sembrava un’enorme giostra, talmente girava.
    -Muoviti!- le strillò dietro la prof.
    Non si era ancora ripresa del tutto, ma continuò l’esercizio. L’ultima cosa da fare, se si teneva alla propria vita, era far arrabbiare quel demonio. Tuttavia, riuscì a terminare il percorso e si diresse verso le amiche, che si girarono vedendola arrivare.
    Dopo pochi passi, però, la sua vista si annebbiò e le gambe divennero molli.
    -Che… sta… succedendo…? Perché… tutto… sta… diventando nero…?- pensò Jessie, mentre cadeva a terra sotto gli sguardi preoccupati delle compagne.

    ***

    Quando riaprì gli occhi, si accorse di essere stesa a pancia in giù su una superficie tiepida, che emanava luce.
    Si alzò in piedi, facendo leva con le mani e si guardò in giro.
    Tutto nero.
    -Ma dove cavolo sono finita?- si chiese mentalmente.
    Eccetto per la piattaforma su cui si trovava, che era una specie di mosaico circolare con delle sfumature che andavano dal verde chiaro al verde scuro e che diventavano gialle nel centro era tutto circondato dal buio assoluto. Si spostò per osservare cosa avesse sotto i piedi e rimase incantata. Si trovava sopra l’immagine di una ragazza dalla pelle bianchissima e i capelli neri, che reggeva tra le mani una mela rosso sangue.
    -Molto bello davvero, ma ora che faccio?- disse, mettendosi le mani ai fianchi e compiendo qualche passo.
    Poi, all’improvviso, una voce risuonò nella sua mente.
    -Non avere paura…-
    -Chi sei?- chiese lei, con curiosità. Non sapeva perché, ma non aveva paura. Quella voce sconosciuta, le appariva familiare e la faceva sentire sicura.
    Pochi istanti dopo, una colonna di luce apparve al centro del mosaico. Quando si dissolse un piedistallo si rivelò agli occhi di Jessie.
    -Vieni avanti.- disse la voce.
    La ragazza si avvicinò al piedistallo e potè ammirare l’oggetto che stava sospeso sopra ad esso.
    -Una spada?- pensò. -Assomiglia ad una chiave… Che strana forma ha…- pensò poi.
    Quella strana arma aveva l’elsa blu scura, a forma di cuore rovesciato, la lama era nera come la notte più buia e dello stesso colore erano quelli che dovevano essere i “denti” della chiave che avevano la forma di un’ala di drago chiusa. Dall’elsa pendeva una catena a cui era attaccata una piccola luna, in prima o ultima fase, che da un alto era nera e dall’altro, invece, era d’argento.
    -Questo è un keyblade.- disse la voce per rispondere alle sue domande, come se le avesse letto i pensieri.
    -Un keyblade?-
    -Un’arma leggendaria capace di portare ordine, ma anche di risvegliare il caos, se brandita da mani sbagliate.-
    -E io cosa c’entro in questa storia?-
    -Ogni cosa a suo tempo… Prova ad impugnarlo…-
    Non se lo fece ripetere. Si sentiva inspiegabilmente attratta dall’arma, la sentiva parte di sé. Si avvicinò al piedistallo e senza rendersene conto afferrò il keyblade. Quando l’ebbe tra le mani, il piedistallo svanì e poco dopo, anche la piattaforma su cui si trovava, cadde in mille pezzi e Jessie sprofondò nel buio.

    Sentì che poggiava i piedi a terra e decise di aprire gli occhi.
    Un’altra piattaforma. Questa volta aveva come protagonista una ragazza vestita di bianco su uno sfondo blu.
    Se ne accorse solo in quel momento: il keyblade non era più tra le sue mani.
    Neanche il tempo di pensare a dove potesse essere finito che le comparve nella mano destra con un bagliore.
    -Il keyblade ti ha scelta. Ora sei la sua custode.-
    -Cosa? E che dovrei farci con il keyblade?- chiese.
    -Esso è la tua forza…-
    -La mia forza? Ma perché?-
    -Dovrai combattere…- all’improvviso fu circondata da alcune creature alte circa mezzo metro, con due antenne sul capo, completamente nere, tranne che per i due luccicanti occhi gialli, che, era sicura, la guardavano con un interesse particolare.
    -Contro coloro che mirano alla tua forza.-
    Non ebbe il tempo di replicare, perché quegli strani esseri le saltarono addosso.
    Strinse il keyblade e cominciò a combatterli. Menava fendenti con una certa maestria, anche se non aveva mai brandito altro che una mazza da baseball in tutta la sua breve vita. In poco tempo degli esserini non c’era più traccia.
    -E adesso?- disse, facendo sparire il keyblade.
    Il pavimento divenne nero e perse consistenza, diventando come delle sabbie mobili e lei fu trascinata nell’oscurità.

    Riprese i sensi che si trovava su un’altra piattaforma. Tre enormi cuori, con dentro delle figure femminili, occupavano l’intera superficie del mosaico. Poco più avanti, comparve una porta inconsistente.
    -Cos’è? Altro giro, altro regalo?- pensò, attendendo la misteriosa voce, che non tardò a farsi sentire.
    -La porta non si apre ancora, ma non sarai tu ad aprirla…-
    -Cosa significa?-
    -Questo compito spetta ad un altro custode…-
    -Capisco. Ora cosa devo fare?- chiese alla voce, tramite il pensiero.
    -Anche se non aprirai la porta finale, puoi servirti del potere del keyblade per aprire questa che hai di fronte… Prova.-
    Anche questa volta non ci pensò due volte e puntò il keyblade sulla porta. Dalla sua arma partì un raggio luminoso che colpì il bersaglio.

    Clack.

    La porta era aperta e senza esitare, Jessie afferrò le maniglie, la aprì e venne investita da una luce accecante.
    -Cosa devo fare ora?- domandò, coprendosi gli occhi.
    -Non temere la luce, attraversa la porta e presto tutto ti sarà chiaro…-
    Ancora una volta volle fidarsi di quella voce ed entrò nella porta.

    Riaprì gli occhi. Altro mosaico. Ad occuparlo, c’era una ragazza dalla lunga chioma color dell’oro, circondata dalle spine, che tra le mani teneva una rosa scarlatta.
    -Ancora?- pensò stancamente.
    -Questo tuo viaggio sta per terminare… E’ tempo che tu conosca il tuo compito.-
    Il keyblade le apparve tra le mani senza che lo volesse.
    -Questo keyblade ha il nome di Via del Tramonto.-
    -Via del Tramonto? Cosa significa?-
    -Tu rappresenti la luce che entra nell’oscurità. Il giorno che cede il passo alla notte. Tuttavia, appartieni alla luce.-
    -E cosa dovrei fare?-
    -Dovrai combattere l’Oscurità che presto colpirà il tuo mondo.-
    -Io? E sarò da sola?- chiese con un certo timore.
    -Non temere, esistono altri custodi e verranno in tuo aiuto, quando sarà il tempo.-
    -Chi sono gli altri custodi?-
    Tre colonne di luce apparvero al centro del mosaico, ma solo due si spensero per mostrare ciò che nascondevano.
    Due keyblade dalla forma identica, ma dai colori differenti.
    Il primo, a sinistra, aveva l’impugnatura d’argento e la lama di un giallo brillante, anche attaccata alla sua elsa c’era un pendente: un cerchio più grande sotto due più piccoli, sembrava il muso di un topo stilizzato, dello stesso colore della lama.
    Il secondo, nel centro, aveva l’elsa color giallo scuro e la lama il pendente, identico a quello del primo keyblade, d’argento.
    -A chi appartengono?-
    -Questi sono i keyblade dei custodi difensori della Luce. Il secondo, la Catena Regale, appartiene a colui che aprirà la porta della Luce.-
    -E la terza colonna? Perché non posso vedere il suo keyblade?-
    Non sapeva perché, ma da quella colonna proveniva un potere che l’attirava, come un magnete fa con la calamita, come se fosse il suo opposto. E, da che mondo e mondo, gli opposti si attraggono.
    -Quel keyblade non ha ancora preso forma. Il suo custode non è ancora pronto per riceverlo.-
    Non ebbe il tempo di fare una nuova domanda perché le tre colonne sparirono come erano apparse e una scalinata, fatta di vetrate colorate comparve dall’altra parte della piattaforma.
    -A quanto pare i passaggi traumatici sono finiti…- pensò Jessie, mentre iniziava a percorrere la scalinata.

    Appena mise piede sul nuovo mosaico, la scalinata scomparve in una scia di luci.
    -Un modo carino per dirmi che non si torna indietro?-
    Osservò il mosaico. Una ragazza vestita con un elegante abito giallo, alle sue spalle una bestia, copriva la maggior parte della superficie.
    -Più ti avvicini alla luce, più grande diventa la tua ombra.-
    A quelle parole, Jessie si voltò automaticamente a guardare la sua ombra. Si era fatta incredibilmente grande e lunga.
    Pochi istanti e l’ombra girò il volto verso colei che la emetteva e si alzò dal terreno, acquisendo consistenza e iniziando a cambiare forma. Ebbe l’istinto di scappare, ma anche quello di restare lì ad affrontare quell’ombra.
    Fece un passo indietro.
    -Ma non avere paura. Sconfiggi le tenebre in cui ti muoverai per portare a termine la tua missione.-
    La ragazza prese coraggio e impugnò il suo keyblade. Fissò l’ombra che ormai era diventata gigantesca. Completamente nera, capelli simili a tentacoli, lunghe braccia che terminavano con due grandi mani, gambe non molto lunghe, un grande foro nel petto a forma di cuore e gli immancabili occhi gialli.
    Jessie corse incontro al nemico e fece un salto, del quale si stupì lei stessa, per evitare la sua poderosa manata. Atterrò e si lanciò sulla mano dell’ombra. La colpì con tutte le sue forze e sembrava sortire l’effetto sperato, perché il gigante nero emise dei suoni, che potevano dirsi gemiti di dolore. La ragazza saltò sul braccio nemico e vi corse sopra fino ad arrivare alla testa, dove iniziò a colpire con tutta la potenza e la velocità di cui era capace, ma l’ombra si appoggiò a terra e piantò la mano sinistra nel pavimento, producendo una violenta onda d’urto che fece perdere l’equilibrio alla custode, che cadde dalla spalla del suo nemico. Si rialzò in piedi e si girò per vedere cosa avesse intenzione di fare l’essere con quel gesto. Una specie di lago d’Oscurità si era creato nel punto in cui la mano era appoggiata e un numero cospicuo di esserini con le antenne ne uscì.
    Jessie decise di ignorare le creaturine e saltò nuovamente sul braccio del gigante per andare a colpirne la testa, ma i nuovi arrivati non tardarono a farsi avanti. La rincorsero e la attaccarono alle spalle, ma non sortirono l’effetto sperato, ovvero di ferire la ragazza, poiché lei distrusse i più vicini con un solo fendente, facendo arretrare le ombre rimaste indietro.
    Si trovava all’altezza del gomito, quindi spiccò un nuovo balzo e caricò il keyblade dietro di sé e, quando fu vicinissima, piantò la sua arma al centro della testa dell’avversario che si accasciò totalmente al suolo, diventando polvere come i restanti esserini.
    Poco dopo, il keyblade scomparve dalla sua mano e tutto venne inghiottito dalle tenebre. Prima di perdere i sensi, Jessie, udì ancora quella voce.
    -L’Oscurità sarà il tuo campo di battaglia, ma non avere paura. Tu sei una guerriera della Luce.-
    Dopodiché anche lei fu avvolta dal manto nero del buio.

    Si svegliò di soprassalto nell’infermeria della palestra, respirando affannosamente, come se l’avessero tenuta sott’acqua per tutto il tempo.
    -Jessie, come ti senti?- domandò Andrea all’amica.
    -Tutto a posto…- mentì.

    In quel preciso istante in un mondo lontano, composto da un arcipelago di isole dal nome insolito, un ragazzino dai capelli castani e gli occhi del colore del cielo, prendeva tra le mani la chiave che avrebbe aperto la porta della Luce.


    Piaciuto? Mi auguro di sì! Commentate!!!!
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    Mannaggia a me e alla mia amica che mi ha convinta a postare sta roba! Io l'avevo detto che era illeggibile...

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    Uhm... scommetto che la vedi come un'autobriografia

    A volte il vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato. °°
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    Si nota tanto? :asd:

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    Beh,secondo me si brava

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    Okumura_8

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    Fuoco crepuscolare che mai si estinguerà

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    La li ho! Grassie mille! Più tardi avrete il terzo capitolo di questo sclero e il seguente dell'altra fic!
    See ya!

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    Fuoco crepuscolare che mai si estinguerà

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    Nihao! Ecco a voi un nuovo e assurdo capitolo dello sclero!
    Buona lettura!

    Capitolo 3: Ricordi
    Lunedì 14 aprile 2008, ore 06:35
    Sua madre l’aveva chiamata solamente cinque minuti prima, ma lei era già pronta per uscire.
    Quella mattina non aveva voglia di fare colazione, ma si sforzò per non far preoccupare la madre che gliel’aveva preparata come tutte le mattine.
    Mezz’ora dopo uscì di casa e sua madre l’accompagnò alla stazione. Accese la radio per distrarsi, ma non c’era verso: quella mattina si sentiva inquieta, non sapeva perché. Un altro quesito che le ronzava in testa era: perché aveva sognato del giorno in cui aveva ricevuto il keyblade? Era forse un segnale che le cose sarebbero cambiate? In meglio o in peggio? Un'altra domanda; ma poi, non sapeva nemmeno lei cosa intendesse per “meglio” e “peggio”.
    Lei era abituata a vedere sempre la via di mezzo. Se le si chiedeva di scegliere tra bianco e nero, lei sceglieva il grigio, ma se la scelta era obbligata, allora optava per il nero. Perché? Svariati motivi: gli abiti neri snelliscono, si passa inosservati e poi, il bianco, dopo un po’, acceca.
    -Siamo arrivate.- disse sua madre, fermando la macchina davanti alla stazione.
    -Ci vediamo stasera.- disse Jessie, preparandosi a scendere dall’auto.
    -C’è qualcosa che non va?- le chiese all’improvviso.
    Allora è vero che alle madri non si può nascondere nulla. Sorrise.
    -No mamma è tutto a posto.- mentì, ma perché ogni volta che qualcosa non andava rispondeva in quel modo?
    -Sei nervosa per il compito di matematica?- le chiese ancora.
    -Compito di matematica?!- pensò. -Accidenti! Per fortuna i limiti e le funzioni li so a memoria.- pensò, ricordandosi del compito. -Ma va! Lo sai che io e la matematica ci intendiamo benissimo! Dai, ora vado, altrimenti ti faccio fare tardi.-
    -Va bene. Ciao!- disse la donna salutandola dal finestrino abbassato.
    -Ciao mamma!- rispose la ragazza, entrando nella sala d’attesa.
    Si sedette su una poltroncina e tirò fuori gli appunti di matematica.
    Dopo una ventina di minuti una voce la distolse dallo studio. -Ehi Je!- urlò Andrea, passandole una mano davanti alla faccia.
    -Ciao Andrea.- rispose, alzando lo sguardo per incontrare quello dell’amica, incorniciato dai capelli castani con i colpi di sole, lunghi fino alle spalle, per poi continuare a leggere i suoi appunti.
    -Andiamo sul binario o vuoi restare lì seduta per tutto il giorno?- domandò, mettendosi le mani sui fianchi.
    -Come? Ah, sì, certo. Andiamo.-
    Allora le due si diressero sul binario dove sarebbe giunto, a breve, il loro treno. Quando furono lontane da orecchie indiscrete.
    -Ma si può sapere che cos’hai oggi?- le chiese Andrea, con una nota di rimprovero.
    -Niente, tutto a posto.- rispose Jessie, continuando a guardare davanti a sé.
    -Stai mentendo. Ogni volta che rispondi così c’è qualcosa che non va.-
    Sospirò. Nemmeno alle migliori amiche si riesce a nascondere qualcosa.
    -E’ stata una brutta nottata? Hai dormito poco per il motivo che ben sappiamo?-
    Sì. Lei sapeva. Era l’unica a conoscere il suo segreto, la sua seconda vita. Tuttavia, era convinta che anche Miryam sospettasse qualcosa. Andrea l’aveva scoperto una notte.
    # flashback #
    Una delle prime notti in cui aveva iniziato a spingersi nel paese vicino, dove viveva l’amica. Per caso o per fortuna era arrivata davanti alla sua casa con una ferita al braccio e, non avendo le forze per tornare indietro, le mandò un messaggio col cellulare, mentre si appostava sotto la finestra della sua camera. Dire che fu inutile è poco, Andrea non voleva saperne di svegliarsi e guardare il cellulare. Allora cominciò a lanciare dei sassolini contro la finestra e dopo una decina di minuti la luce si accese e il volto dell’amica fece capolino alla finestra.
    -Dove diavolo hai ficcato il cellulare questa volta?- fu la prima cosa che le chiese.
    -Cosa ci fai qua?! Come ci sei arrivata?!-
    Era iniziata la serie delle domande a raffica, che fu prontamente interrotta da un suo balzo sul davanzale, lasciando Andrea completamente senza parole.
    -Se mi fai entrare ti spiego tutto.- disse Jessie con calma.
    Mentre l’amica le medicava il braccio, la ragazza spiegò tutti gli avvenimenti assurdi che le erano capitati dal suo malore in palestra di qualche mese prima e le mostrò il keyblade. Alla fine di tutto però fu Jessie a fare una domanda.
    -Adesso me lo dici dove cavolo hai messo il cellulare?-
    -Non lo trovo. Prova a farlo squillare.-
    Poco dopo una vivace suoneria cominciò a farsi sentire dall’interno del frigorifero.
    # fine flashback #
    -No, anzi, è stato piuttosto semplice. Sono passata anche dal tuo paese e ho fatto tutto in un’ora.-
    -Allora qual è il problema?-
    -Ho sognato il giorno in cui tutto è iniziato. Il mio malore in palestra, il sogno con le vetrate, la voce, tutto insomma.-
    -Lo interpreti come un segnale?-
    -Diciamo di sì… Credo che presto succederà qualcosa…-
    -Per ora è inutile che ci pensi. Cerca di rilassarti, ma soprattutto di concentrarti, dopo c’è la verifica di matematica.-
    -Da quando sei tu che ricordi le cose a me?- chiese Jessie, guardando l’amica di traverso.
    -Da quando io ho smesso di capire la matematica e tu sei diventata la mia salvezza.- affermò Andrea con aria convinta.
    -Ah, allora mi ricorderai solo le verifiche di matematica?-
    -Spero di sì. Lo sai com’è fatta la mia memoria.-
    -Sì, lo so.- sospirò. -Meno male che abbiamo arte alle prime due ore.-
    -Perché?-
    -Perché devo ripassare. Non mi ricordo più niente.-
    -Già…-

    Poco dopo arrivò il treno, dove trovarono Miryam, e dopo una ventina di minuti giunsero in classe.
    Appena Jessie vi mise piede, una mano la afferrò per il braccio e la trascinò al banco.
    -Adesso mi spieghi la derivata prima.-
    -Buon giorno anche a te Tata.- disse Jessie con un sorriso, mentre prendeva il quaderno con gli appunti.
    -Ehi aspetta! Ci sono anch’io!- si aggiunse Rossella, la sua vicina di banco.
    E così altre cinque o sei persone.
    In questo modo Jessie passò le prime due ore a spiegare le formule per calcolare l’andamento di una funzione.
    All’intervallo, Jessie, Andrea e Miryam si trovarono davanti alla finestra.
    -Ti sei ricordata tutto alla fine.- disse Andrea.
    -Eh, già…-
    -Perché non ti ricordavi più nulla?- chiese Miryam
    -Altri pensieri, e poi ieri non ho studiato molto.-
    La campanella suonò di nuovo e diede il via alle due ore di verifica.

    Quando la campana suonò il secondo intervallo, lei aveva consegnato da un pezzo.
    Senza badare ai richiami delle sue compagne che la ringraziavano per il ripasso dell’ultimo minuto, uscì dall’aula e si avvicinò alla finestra, posando lo sguardo all’esterno.
    -Il tempo è quasi giunto.- disse una voce nella sua mente.
    Quella voce. Da quanto tempo non la sentiva? Come dimenticare. L’aveva sentita due anni prima, nel secondo sogno bizzarro con le vetrate. Non lo ricordava alla perfezione come il primo, ma ricordava le parole della voce.
    # flashback #
    -Ancora qui? Vi siete dimenticati di dirmi qualcosa l’anno scorso?- domandò Jessie, con ironia.
    -Fin’ora hai incontrato solo ombre. Da oggi in poi incontrerai anche ciò che resta delle ombre.-
    -Cosa significa?-
    Al posto della voce, una decina di esseri bianchi, dal corpo sinuoso che si muovevano come se fossero nell’acqua, la circondò.
    -E questi cosa sono?-
    -Questi sono solo gusci vuoti, privi di cuore. Quando una persona perde il cuore e da esso prende vita l’ombra, il corpo e l’anima danno forma a queste creature.-
    -Gusci vuoti privi di cuore?-
    -Privati del loro cuore, essi non possono provare sentimenti e quindi sono alla continua ricerca di un nuovo cuore.-
    Gli esseri bianchi la attaccarono e Jessie iniziò a difendersi, ma il suo keyblade da solo non poteva granché contro di loro.
    -Non riesco a distruggerli…-
    -Prendi questo.-
    A quelle parole, una colonna di luce nacque dal niente, che fece svanire gli avversari. Quando si diradò, mostrò un keyblade che incuteva timore solo a guardarlo. Lama nera, come l’elsa che aveva la forma di una fiamma, i “denti” della chiave, bianchi, sembravano artigli e il pendente era una stella anch’essa bianca.
    -Un nuovo keyblade?-
    -Doppi saranno da adesso in poi i tuoi nemici, quindi doppia dovrà essere la tua forza. L’artiglio della Notte incrementerà i tuoi poteri.-
    -Combatterò con due keyblade? Per fortuna ho avuto la bella idea di allenarmi anche con la sinistra.- pensò la ragazza, mentre prendeva il keyblade e le figure bianche tornavano alla carica.
    In breve, rimase solo Jessie al centro della piattaforma.
    -Molto bene custode. Ora hai tutto ciò che serve per combattere l’Oscurità. Buona fortuna.-
    # fine flashback #
    -Ehi, Je…- la chiamò Andrea, posandole una mano sulla spalla.
    -Dimmi.- rispose, continuando a guardare fuori.
    -A cosa pensi?-
    -Ho chiuso gli occhi un attimo e mi è tornato in mente il giorno in cui ho ricevuto la seconda chiave.-
    -Interpreti anche questo come un segnale?- domandò mentre giocava con i lunghi capelli dell’amica.
    -Sinceramente? Sì e non mi sento tranquilla.-
    -Dai non pensarci. Come dici te è inutile impazzire per cose che non si possono controllare.-
    -Per una volta ti darò retta.- disse Jessie, sorridendo.
    -Posso farti una treccia?-
    -Fai pure.-
    -Devi venire a sederti, ormai sei alta come me e non riesco se non ti siedi.-
    Andarono in classe e Jessie si lasciò legare i capelli. Se c’era una cosa che odiava era che le toccassero i capelli, ma per lei fece un’eccezione. Aveva la mano leggera e l’aiutò a rilassarsi.
    Finirono appena in tempo perché il professore di diritto era entrato in aula per lasciare la borsa e prendersi il consueto caffè prima di iniziare la lezione.

    ***
    Alle Isole del Destino il sole splendeva come sempre.
    Era pomeriggio inoltrato e due amici erano seduti su di un albero dai frutti a forma di stella.
    -Ehi Riku.- chiamò Sora.
    -Cosa c’è?- chiese il ragazzo dai capelli d’argento e gli occhi acquamarina.
    -Sono passati due anni da quando siamo tornati.-
    -Sono volati.-
    -Chissà come stanno gli altri…-
    Non ebbe il tempo di rispondere perché una voce interruppe il loro dialogo.
    -Sora! Riku!- urlò Kairi correndo dai due ragazzi.
    -Cos’è successo?- chiese il castano allarmato.
    -Guardate.- disse porgendo una bottiglia che conteneva un messaggio con un particolare sigillo.
    -E’ del re!- esclamò Sora, prendendo la bottiglia per estrarne il contenuto.
    Lesse la lettera tutta d’un fiato.
    -Oh oh…-
    -Cosa c’è scritto?- chiese la ragazza.
    -Ci sono problemi?- aggiunse Riku.
    Il ragazzo porse la lettera ai due e tornò a sedersi sull’albero.
    Kairi e Riku lo guardarono allontanarsi e poi si concentrarono sulla lettera.

    Cari Sora, Riku e Kairi,
    sono passati ormai due anni dalla sconfitta di Xemnas e della sua Organizzazione, ma purtroppo l’Oscurità non ha ceduto e si sta fortificando in nuovi mondi. C’è qualcuno che ha bisogno di noi. Questo qualcuno combatte da solo da quando tutto ha avuto inizio ormai cinque anni fa.
    Tra un mese inizierà un nuovo viaggio, la gummiship sarà lì da voi all’alba.
    Non sarà facile, ma non temete perché questa volta saremo insieme.

    Re Topolino


    -A quanto pare il nostro dovere ci chiama…- disse Riku, interrompendo il silenzio.
    -Sora, che cosa c’è?- chiese Kairi, vedendo che l’amico continuava a guardare l’orizzonte.
    -Niente. Pensavo a chi dovremo combattere questa volta e a quel “qualcuno” di cui parla il re. Chi può mai essere così forte da tenere testa all’Oscurità per cinque anni?-
    -Non preoccuparti, tra un mese lo scopriremo e comunque, come ha detto il re, saremo insieme e niente ci fermerà.- disse l’argenteo.
    -Hai ragione.- disse Sora, mostrando uno dei suoi sorrisi.

    ***
    Don… don… don…

    Una nuova notte era cominciata per Jessie.
    Saltò dal tetto della chiesa e iniziò a fare strage di ombre, che erano più numerose del solito.
    Ad un tratto le si parò davanti un’ombra che stava su di un libro.
    -Era da tanto che non si facevano vedere questi maghetti.- pensò, mentre partiva all’attacco del buffo nemico, evitando le sue magie.
    Pochi colpi di keyblade e il nemico svanì in una nuvola di polvere, lasciando solo un librettino.
    -Vediamo che magia mi hanno lasciato questa volta.- disse la ragazza, raccogliendo il libretto.
    -Wow! Il volo! La provo subito!-
    Jessie appoggiò il libretto a terra e vi puntò contro la Via del Tramonto.
    Dal keyblade partì un raggio che colpì l’oggetto, facendolo sparire: l’arma aveva assimilato la magia e ora la stava trasmettendo alla sua custode.
    -Ok. Tre… due… uno… Volo!- esclamò la ragazza a bassa voce.
    Pochi istanti dopo si ritrovò sospesa a mezz’aria a circa due metri di altezza.
    -Fantastico! Così sarò più veloce e potrò controllare più zone!-
    Salì in alto sopra le case e ben presto delle ombre dotate di ali apparvero dal nulla.
    -Capitate al momento giusto! Grazie a voi, farò pratica di combattimento aereo!-
    Detto questo si lanciò sulle ombre.
    Era davvero difficile combattere in volo ma Jessie non si scoraggiò. Nemmeno quando una delle ombre dalle ali viola la ferì ad un braccio. Si curò immediatamente e riprese lo scontro.
    Dopo mezz’ora passata in aria, le ombre erano tutte svanite e la ragazza potè scendere a terra. Una volta posati i piedi, si piegò e mise le mani sulle ginocchia. Aveva quasi esaurito le energie.
    -Accidenti…- disse respirando affannosamente. -Sono… senza… forze… Devo… stare… più… attenta…-

    Don… don… din…

    Arrivò a casa stravolta.
    Quella notte le ombre e i bianchi erano stati davvero tanti. E al tutto si aggiungevano le prove con la nuova magia.
    -Sarà dura a scuola domani…- pensò, mentre il sonno la accoglieva tra le sue dolci braccia.



    Cosa ne pensate? Spero vi sia piaciuta...
    A presto con un nuovo capitolo, sempre che sia stata gradita fino a questo punto...
    See ya!

    Ps: il fatto del cellulare nel frigo, la mia amica l'ha combinato davvero...

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    eheheh... vai, amicona... io tifo per te!! sarà che in questa fict mi ci ritrovo... (e chissà chi sono, ne?)
    lettori, rallegratevi! fortunatamente je mi ha promesso che non inserirà tutte le mie cavolate in questa fict, altrimenti non ci sarebbe più spazio per kingdom hearts!! baci!!

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    Dicono che le batterie si ricaricano al freddo :asd:

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    Si nota tanto? :asd:

    Chi non vorrebbe allungare un braccio e ritrovarsi nella mano una grossa chiave?

    A volte il vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato. °°
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    bhe, caro LighyHero... parlo per esperienza... il mio povero cellulare ne è uscito indenne, ma dopo 2 ore nel frigorifero la batteria era la stessa!! image

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    A volte il vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato. °°
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  14. #Riku#
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    liberty!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    ti ringrazio x avermi detto di questa fic ke è bellissimaaaaa
    ma tutte le tue fic sono bellissimeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
    scrivi molto bene mi piace il tuo stile
    aspetto il prox capitolo!!!!!!!!

    p.s.:bella la storia del cell nel frigo!! e brava miki!!!
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    Grazie mille #Riku#! Forse stasera, nuovo capitolo!

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